Il Lavoro alla Pari consiste nell’assistere i bambini di una famiglia, a volte anche di svolgere qualche piccolo lavoro casalingo, che in cambio delle prestazioni offre vitto, alloggio e anche una piccola retribuzione. Gli orari lavorativi variano a seconda delle esigenze delle diverse famiglie, e si può scegliere fra le diverse offerte quelle che consentono di frequentare eventualmente anche un corso di studio di lingua straniera.
Ci si può rivolgere a delle Agenzie in Italia oppure direttamente all’estero.

Attività da svolgere

Aspettarsi che il collocamento alla pari sia una specie di vacanza è il modo migliore per andare incontro ad una delusione. È vero che la ragazza non sarà trattata da dipendente retribuita, come potrebbe essere una bambinaia o una “colf” e che avrà una certa quantità di tempo libero, da gestire a suo piacimento. Al contrario, firmando il contratto, la ragazza accetta di assumersi alcuni doveri, a cominciare dall’orario di lavoro che, benché ridotto, tuttavia esiste: il minimo è di 5 ore al giorno per 30 ore alla settimana. Sostanzialmente il suo impegno avrà come fine la cura dei bambini presenti in famiglia: la mattina si comincia con lo svegliarli, fargli fare toilette e portarli all’asilo o a scuola; nel corso della giornata si continua tenendo in ordine i loro giocattoli, la loro camera, i loro indumenti (bucato e altro), preparando i pasti quando mangiano a casa e aiutandoli a mangiare; spesso occorre intrattenerli giocando con loro, ma è richiesto anche assisterli nell’esecuzione dei compiti a casa. Oltre che andarli a riprendere dall’asilo o da scuola, può anche essere necessario accompagnarli per una passeggiata, per un’attività extra-scolastica (sport, associazione, ecc.), per una visita medica. Specie per queste ultime necessità, ma anche per fare la spesa o qualche altra commissione, alla ragazza viene richiesto il possesso della patente di guida.Proprio perché “alla pari” significa “alla pari di un membro della famiglia”, dalla ragazza ci si aspetta collaborazione nella gestione della casa, come, di tanto in tanto, caricare la lavastoviglie, stendere il bucato, ecc. A questo proposito ogni Paese, se non addirittura ogni famiglia, ha i propri usi e costumi; per di più l’espressione “collaborazione domestica” è molto opinabile. Sarà bene chiarire fin dall’inizio (cioè prima di firmare il contratto e in ogni caso prima di partire), che cosa si è in grado di fare e che cosa si è disposti a fare: ciò eviterà delusioni e malumori una volta arrivati.Sarà anche utile precisare il livello di autonomia applicabile: ci sono famiglie secondo le quali le ragazze, all’occorrenza, devono darsi da fare anche prendendo iniziative in proprio; altre invece vogliono che le ragazze si limitino a ciò per cui sono state espressamente autorizzate.Quando poi si è sul posto, è indispensabile avere un atteggiamento flessibile rispetto sia all’orario sia agli incarichi da assolvere. Fare qualche concessione, non però fino a sentirsi sfruttati, serve a mantenere sereno l’ambiente e a rendere vivibile l’esperienza. Una volta assolti i propri compiti, alla ragazza rimarrà il suo tempo libero, che potrà impiegare come crederà: frequentare un corso di lingua, incontrar altri giovani, seguire eventi sportivi e culturali, approfondire le conoscenze fatte accompagnando la famiglia nei suoi contatti sociali.

(Tratto da Eurocultura)

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