Studiare all’estero: come?

Lo studio all’estero richiede molto tempo e non pochi soldi per prepararsi e per farlo.
Di conseguenza la decisione deve basarsi sui benefici della permanenza all’estero. All’inizio uno deve porsi le seguenti domande: ho intenzione di lavorare, più avanti, all’estero? Vorrei studiare delle materie che non ci sono in Italia? Vorrei aumentare le mie chance per l’inserimento nel mercato del lavoro in Italia? Vorrei perfezionare le mie conoscenze linguistiche e conoscere un’altra cultura in modo approfondito? Sto cercando un cambiamento nella quotidianità dello studio in patria?
Dalle risposte dipende per quanto tempo, dove e cosa andare a studiare all’estero in una visione di crescita personale e sviluppo di carriera.

Tra le grandi aziende, ma anche tra quelle medie, cresce la necessità di candidati che, oltre ad un buon curriculum di studio, abbiano passato almeno tre mesi all’estero: con lo studio, lo stage o il lavoro. L’importanza di questo fattore aumenterà nei prossimi anni perché, non solo nel settore bancario ma anche in tanti altri, i proprietari parlano sempre più di una lingua straniera. Per essere in linea con questo andamento è sufficiente per esempio un periodo di sei mesi come studente Erasmus. Però chi può presentare un titolo di studio straniero potrebbe anche essere accolto a braccia aperte e avere una marcia in più per progredire nella carriera. Questo potrebbe essere un motivo per iscriversi ad un’università in Italia che ha un accordo con una università straniera per la doppia laurea.

Rispetto allo studio breve lo stage all’estero vale di più perché costringe lo studente ad applicare gli studi in un contesto lavorativo straniero e a sviluppare le caratteristiche necessarie per sopravvivere in azienda: conoscenze e capacità ben viste dalle aziende di casa. Ma non sempre si trova lo stage adeguato; in sostituzione uno o due semestri con corsi accuratamente scelti costituiscono una valida alternativa che arricchisce il CV con l’elemento giusto.

La scelta del paese dove studiare dipende da vari fattori. Il primo è naturalmente la lingua, perché senza una buona padronanza si perde tempo e non si possono sostenere gli esami. Il secondo riguarda il richiamo internazionale dell’insegnamento e della ricerca nel paese. Studiare ingegneria in Namibia è sicuramente affascinante ma il livello tecnologico forse non è il migliore, mentre per la zoologia la Namibia potrebbe essere esattamente la scelta giusta. Il terzo fattore riguarda il dopo studio: se in futuro si vuole lavorare in Australia, conviene passarvi un periodo di studio per capirne bene il funzionamento e per crearsi contatti utili. Il quarto fattore è di natura finanziaria perché lo studio costa. Le tasse d’iscrizione in Europa variano da qualche centinaio di euro fino a 3-4000 euro, mentre negli Stati Uniti raggiungono facilmente i 10.000 e più. Poi si devono sempre aggiungere le spese per vivere, cioè alloggio, vitto e tutto il resto. Per trovare l’università giusta all’estero si possono utilizzare le cosiddette “ranking” (graduatorie) che, paese per paese, valutano le qualità secondo parametri come insegnamento, ricerca, facilità di trovare lavoro, infrastrutture e servizi.

Per evitare delusioni e gravi difficoltà, ci si deve interrogare anche su fattori psicologici e di salute: chi ha un forte bisogno di contatti sociali, deve sapere che almeno nella fase iniziale all’estero deve prepararsi ad essere isolato. Se si sceglie un paese in una zona climatica diversa dalla propria, la salute deve essere impeccabile altrimenti si rischia.

Lo studio all’estero deve essere visto come una carta da giocare per migliorare lo “standing” personale e sul mercato del lavoro. Con una preparazione accurata il successo è già garantito a metà.

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Tratto dalla Newsletter Muoversi di Eurocultura https://www.eurocultura.it/