Associazione Bioest – Ci sono città che tolgono l’asfalto per far tornare la terra

Per decenni abbiamo coperto le città di asfalto e cemento: piazze, cortili, parcheggi. In Italia il suolo “sigillato” ha superato i 21.000 km², il 7% del Paese, contro una media europea del 4,4% — e ogni secondo se ne impermeabilizzano altri due metri quadrati e mezzo. Sotto quel grigio la terra non respira più: l’acqua non entra e il calore si accumula.

Le conseguenze le vediamo ogni anno. Quando piove forte l’acqua scivola via tutta insieme e allaga strade e scantinati; d’estate l’asfalto trattiene il calore e crea “isole di calore” che rendono i quartieri roventi. L’ISPRA stima che la perdita di suolo ci costi tra gli 8 e i 10 miliardi di euro all’anno.

La risposta non è sempre costruire di più: a volte è togliere. Si chiama depaving, o depavimentazione: si rimuove l’asfalto inutile — un cortile, un parcheggio dismesso, una piazza grigia — e si restituisce terreno permeabile e verde. Il suolo torna ad assorbire la pioggia come una spugna, gli alberi fanno ombra e rinfrescano con l’evaporazione, tornano piante e insetti.

Non è un’idea astratta. Nasce a Portland nel 2008 e si è diffusa nel mondo: nei Paesi Bassi si fanno vere e proprie gare cittadine per “scollare le piastrelle”, Bruxelles e Parigi de-impermeabilizzano i cortili delle scuole. Anche in Italia si muove qualcosa: Genova è tra le prime città ad adottarlo ufficialmente, Padova ha de-pavimentato una piazza, e molti progetti partono proprio dai cortili scolastici.

Non tutto ciò che è coperto deve restare coperto. A volte la cosa più moderna che una città può fare è ridare un po’ di terra alla città

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